Il famoso pubblicista argentino Abel Basti, salito alla ribalta
mondiale per le sue sensazionali ricerche sulla storia del nazismo, nel
suo ultimo libro sostiene che dopo il maggio del 1945 per lunghi anni
Adolf Hitler ed Eva Braun si nascosero in Argentina. Nella sua ultima
opera intitolata “Hitler in Argentina”, Basti riporta dichiarazioni di
testimoni oculari i quali asseriscono di essersi incontrati con il
Fuhrer in diverse parti del mondo, citando tra l’altro un documento
segreto dell’FBI che conferma tale versione.
Secondo Basti, tra il luglio e l’agosto del 1945 Adolf Hilter,
accompagnato da non piu’ di sette persone, tra le quali Eva Braun,
giunse a bordo di un sommergibile tedesco scortato da altri due nella
piccola baia di Caleta de Los Loros, nella provincia meridionale del Rio
Negro, dopodiche’ tutti e tre i sommergibili vennero affondati.
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lunedì 7 maggio 2012
13 febbraio 1945: Apocalisse a Dresda – La barbarie democratica
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| Pile di cadaveri di civili in una piazza di Dresda. |
C’è un monumento nella parte settentrionale di Dresda che ricorda le
vittime del quadruplice bombardamento del 13-14 e 15 febbraio del ’45 su
Dresda. Sulla lapide sono poste due domande: “Quanti morirono? Chi
conosce il numero?”. Purtroppo il numero finale di morti non potrà mai
essere definito con precisione: alcuni storici come David Irving
(“Apocalisse a Dresda”, 1963) calcolano 135000 decessi ma altre
ricostruzioni storiche arrivano a cifre apocalittiche: 200000 morti, più
delle vittime di Hiroscima e Nagasaki messe assieme, molte di più dei
pur violenti bombardamenti su Berlino, Amburgo e Tokio nel corso della
seconda guerra mondiale.
1939, anche Stalin voleva la guerra
Intervista di Fulvio Scaglione
Parla lo studioso russo Viktor Suvorov
“Nel secondo conflitto mondiale, prima che i tedeschi attaccassero a sorpresa, l’Urss si preparava ad invadere in forze la Germania”
tratto da: Avvenire, 19.7.2000.
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| Un raduno a Norimberga sul Zeppelinfield |
Uno scoppiettìo di cifre, date, nomi. Qualche risata a raffica,
l’improvviso ripiegamento in un attimo di malinconia. Poco marziale nei
modi, Vladimir Bogdanovic Rezun, classe 1947, che però paga con tutto il
resto il debito alla sua storia di soldato. Figlio di un ufficiale
dell’Armata Rossa (“Mio padre era di stanza in Estremo Oriente, ho visto
le prime persone senza mostrine all’età di 7 anni. E a 11 anni le ho
indossate io, le mostrine, entrando all’Accademia Suvorov e proseguendo
gli studi bellici per 13 anni”), si è laureato alla Scuola militare
superiore di Kiev, ha partecipato all’invasione della Cecoslovacchia
(1968), nel 1970 è entrato nel Gru (servizi segreti dell’esercito), e
nel 1978, come racconta lui, “ho detto «dozvidanija» a tutti, ho smesso
di collaborare con quel regime criminale”. Nell’esilio lo ha seguito una
condanna a morte dell’Urss, mai annullata dalla Russia, e la memoria
degli studi: dal 1978 il suo nome è Viktor Suvorov, come il generale cui
era intitolata la prima Accademia.
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